Dicono di noi

27

Giugno
2008

Noi che non vogliamo rassegnarci

Gentile dott. Augias,
ho letto lo scoramento della signora Pisani e suo su Repubblica di sabato 21 giugno.
Io non voglio rassegnarmi al peggio. Come cittadina, come siciliana e come mamma, non ci sto.
Sono contro questo insegnamento a rinunciare al futuro. Lo scoramento - che non posso non condividere - non deve essere un punto d'arrivo ma di partenza.
 
Lavoro da più di 4 anni a un'iniziativa condotta in sordina con magistrati e scuole, forze dell'ordine e testimoni civili (quegli imprenditori che si sono ribellati al racket), con studenti delle scuole carcerarie e scuole ordinarie.
Su www.progettolegalita.it potrà prendere visione di ciò che - in silenzio, ostinatamente - facciamo insieme a centinaia di cittadini di tutta l'Italia che ogni giorno pensano che sia semplicemente normale far il proprio dovere, come Falcone, Borsellino e altre 300 vittime di mafia.
Percorsi didattici, libri di testo, incontri, dibattiti, videoclip, spot antiracket... tutto quanto ci aiuti a scatenare il dialogo, il confronto, il dibattito, a non appiattirsi, a non rassegnarsi, a chiedersi come, perchè, cosa posso fare, fino a... dare e pretendere il buon esempio.
 
Tutto anche per le 302 persone cui adesso la Fondazione sta per dedicare un film: "TALK! La memoria ritrovata", realizzato gratuitamente dalla Indiana production di Milano con la regia di Ruggero Gabbai, la generosa partecipazione di Gianfranco Jannuzzo con Pietro La Cara e la condivisione al progetto dell'intera troupe, sostenuto economicamente perfino da cittadini lombardi e emiliani, destinato al grande pubblico e alle scuole.
 
E' la sintesi di un lavoro generazionale. E ho l'impressione che si debba correre, non fermarsi a piangere. Sono sempre maggiori i segnali di deriva democratica che ci arrivano proprio da chi dovrebbe dare il buon esempio. I nostri ragazzi danno per scontato molto. Anche il sistema deviato con cui ottenere le cose.
E la nostra generazione ha perso la memoria dei fatti che portarono l'assemblea costituente a porre le condizioni perchè nella nostra Costituzione non si potessero più vietare diritti e libertà. 

Mi sono chiesta a lungo se nel film si dovesse rendere più visibile una morale. E poi mi sono detta che la morale è un punto d'arrivo. Il film, invece, deve essere un punto di partenza. Scatenare riflessioni, domande.
Affinchè ognuno di noi trovi risposte da cui ripartire e punti di riferimento nella dignità di quelle persone che sono state uccise, nella tenuta democratica delle istituzioni che i loro familiari hanno garantito con la loro muta richiesta di rispetto.
Rispetto del valore della vita, di normali condizioni di lavoro e convivenza civile, del principio di sicurezza e di certezza della pena.
Sempre dentro lo Stato, mai contro.


Vorremmo che il film facesse indignare i giusti e vergognare gli ingiusti.
E' utopico e idealistico, lo so.
Ma lo è meno di quando abbiamo iniziato a lavorare al Progetto Legalità chiedendo ai ragazzi (ormai oltre 4000 classi in 5 anni) di essere non solo cittadini, ma - soprattutto - cittadini consapevoli e responsabili.
Ed è questo che ci deve animare. Ridurre le condizioni che lo rendono utopico e aumentare quelle che possono renderlo reale.
Come si fa? Con l'unica facoltà che era rimasta ai detenuti dei campi di concentramento (come scriveva Primo Levi): negando il nostro consenso.
Proprio ciò che hanno fatto Cesare Terranova, Gaetano Costa, Rocco Chinnici, Rosario Livatino, Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, e altre centinaia di persone, cercando di spezzare il circolo vizioso dall'interno, con il proprio lavoro.
Ciò che fanno oggi gli imprenditori e gli esercenti che denunciano e i ragazzi che li scortano nelle aule dei tribunali per non fargli mancare il proprio appoggio e non vanificare l'azione di magistrati e forze dell'ordine.
 
Noi dobbiamo chiederci: chi gliel'ha fatto fare? Perchè sono stati uccisi? Chi continuerà il loro lavoro?
Non tagliamo le gambe al futuro con la falce dell'indifferenza e dello sfascismo.
Facciamoci un favore: invece di alimentare lo scoramento iniziamo a darci una risposta. A dare loro una risposta.
 

Autori

giada li calzi

Testata

Repubblica, rubrica Commenti di C.Augias, pag. 30